giovedì 1 maggio 2014

Marcel Proust








Per riscaldare un liquido con una lampadina elettrica, non occorre avere la più forte lampadina possibile, ma una la cui corrente possa cessare di illuminare, venir derivata e dare, invece che luce, calore. Per andare a passeggio in aria non è necessario avere l’automobile più potente, ma un’automobile che, non continuando a correre sulla terra e, tagliando con una verticale la linea seguita, sia capace di convertire in forza ascensionale la propria velocità orizzontale. Allo stesso modo, produce opere geniali non chi vive nell’ambiente più fine, chi ha la conversazione più brillante, la cultura più vasta, ma chi, cessando bruscamente di vivere per sé, ha avuto il potere di rendere la propria personalità simile a uno specchio, in modo che la sua vita, per quanto mediocre possa essere per altri aspetti, per quello mondano e anche, in un certo senso, per quello intellettuale, vi si rifletta: perché il genio consiste nel potere riflettente e non nella qualità intrinseca dello spettacolo riflesso.


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All’ombra delle fanciulle in fiore, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri, Einaudi, Torino 1963, p. 138.

Roberta Ioli




Ho dormito fino a tardi
nel tuo rifugio di rue Glacière.
Fuori ci aspettava religiosa
la mensa dell’Africa più povera
in fila corpi di antichi patriarchi
per l’intingolo di spezie e zenzero
le grandi ombre
tra i libri della Senna
il ciuffo anacronistico di Bacon
in uno studio
murato di bellezze.

Quanto più soli noi
tra i caffè e il cielo squarciato
nel sottovuoto estivo
di un grande magazzino
e lontano Saint Eustache
col suo bianco mendicante
come garza
cucita sullo strappo.


*


Nei giorni peggiori mi sentivo
la sibilla che sfianca i salotti
e sui treni rapisce il folle
di Marradi
il notturno
il pastore.
Tornando poi
alle solite stanze
con la volpe al collo.


*


E la tua telefonata
in una domenica
che punge d’inverno, la gioia
dell’inattesa voce
il cuore scalzo di Antonia Pozzi
per te.



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Da L’atteso altrove, Italic, Ancona 2014.