Oggi c’è due tipi di riviste possibili: il tipo cinematografico, "magazine", bazar di curiosità senza firma, da una parte: dall’altra la rivista "persona", che esprime solo e sempre un uomo; o un gruppo, una famiglia di spiriti ben definita. (Renato Serra, da una lettera a Luigi Ambrosini, datata Cesena, marzo 1910)
sabato 22 febbraio 2020
Ferruccio Benzoni
martedì 2 ottobre 2018
Fabio Pusterla
Preghiera della rondine
Verso la chiazza di
luce sul fondo
verso il riflesso del
sole
con la memoria
dell’ombra
con la speranza del
mare.
Per l’acqua e per i
prati
per la mano del vento
il mio volo gaudioso
per tutte le cose
precarie che splendono miti
per tutte le cose del
mondo. So solo
volare impazzita
rischiare
un viaggio.
E tu aiutami aria
sostienimi vento
dell’Ovest
aspettami mare.
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Da Cenere, o terra, Marcos y Marcos, Milano 2018, p. 11.
lunedì 2 luglio 2018
Amedeo Anelli
Rappresentazione del
silenzio
Ho sognato la neve.
L’assoluto silenzio
della neve in pianissimo.
Silenzio tutto in positivo
non ai bordi del suono
come quello della pioggia,
che è musica, eloquenza
ritmo.
Questa neve
nell’apparente slargo
del sogno
era geometria
disordinata geometria
ricca di traslazioni
fluttuazioni e saggezza.
Distesa sul foglio del sogno
si è seduta la neve,
e un fiocco si è situato
sulla mia mano.
L’ho sentito sciogliersi,
dileguarsi.
Come in un rituale
d’augurio mi sono
umettato dietro le orecchie.
Ho gioito della forza
costruttiva del silenzio,
dell’architettura necessaria del respiro
della neve che scende
necessariamente.
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Da Neve pensata,
Mursia, Milano 2017, pp. 8, 9.
sabato 2 giugno 2018
g. z.
L’azienda agricola stretta com’era dai boschi
lassù dove finiva la lunga strada tortuosa che fiancheggiava
il fosso
divenuta “fattoria didattica” avevano pensato di chiamarla La Quiete del Rio.
La quiete a sua volta terminava quando dai pullman le
scolaresche festanti si riversavano]
contro steccati e recinti debitamente accolte dallo
starnazzare delle oche
dal muggito della mucca
dai grugniti della scrofa coi maialini
nitriti di un par di cavalli
ragli di un asinello nondimeno istruito.
.........................................................................................................................................Da La gravidanza della
terra. Antologia di poesia rurale a cura di Daniela Marcheschi, Edizioni
Olio Officina, Milano 2017, p. 82.
mercoledì 2 maggio 2018
Stefano Zanoli
Qualche
anno fa, allo scoccare della mia terza decade, ebbi l’occasione di dare una
svolta importante alla mia vita; lasciare tutto per trasferirmi là dove, seppur
vagamente, pensavo di poter trovare tutto
e, forse, diventare un uomo adulto a pieno titolo; lasciare l’Europa, mondo
immutabile e sicuro, per andare in Africa. Fu così che me ne andai a sbattere il
muso in un risvolto ancor più doloroso del normale principio di realtà. Una
sberla da rimanerne intontito, paralizzato nell’afasia d’un groviglio informe
di parole, dentro una tempesta d’emozioni, impietrito e agitato allo stesso
tempo; uno di quei momenti in cui la vita pare abbia preso una piega drammatica
“irreversibile”, si sia come cristallizzata in una vibrazione monocorde, nella
frequenza di un eterno presente, privo di futuro e orfano di un passato
lontano.
[…]
A
Lagos, ex-capitale amministrativa della Repubblica federale di Nigeria, la più
grande città dell’Africa occidentale, megalopoli-formicaio del nuovo millennio,
ci andavo per lavoro, convinto che, del resto, “lavorare” fosse il modo
migliore per viaggiare. Viaggiare; e non “visitare”. Sì perché nella mia testa
ronzante di quei giorni c’erano soprattutto motivi romantici, non tanto
impellenti prosaici bisogni. Ragioni oscure non razionalizzate. Una
irrequietezza radicata in anni felici in via di sbiadimento per caso andata a
incontrarsi, nella matassa delle cause-effetto della vita, col filo contorto
d’una “occasione di lavoro”.
Zanoli-Una stagione in
Nigeria
Stefano
Zanoli, di Cesena, a Cesena insegna Matematica e Scienze in una Scuola Media e,
sempre per l’ambito scolastico, ha redatto libri di scienze pubblicati da Le
Monnier e A. Mondadori: tutto ciò in ragione degli studi compiuti presso
l’Università di Bologna, che gli valsero, nel 1990, una laurea in Geologia.
D’altra
natura, non precisamente “per le scuole”, anche se a mio avviso parimenti
“utile” e “formativo”, è appena uscito Una
stagione in Nigeria, per conto della benemerita casa editrice forlivese L’arcolaio
di Gian Franco Fabbri, senza comunque dimenticare che il libro fu prima stampato
da una tipografia cesenate nel 2012, dunque in poche copie fuori commercio, evidentemente
destinato in primo luogo agli amici. Ed è stata senza dubbio l’insistenza degli
amici che ha convinto Stefano a uscire finalmente allo scoperto, ossia con un
editore vero, vincendo le ritrosie e il connaturato riserbo che lo contraddistinguono.
Ne è del resto una prova tangibile la lettera-prefazione dell’amico scrittore
Luigi Riceputi, che compare in entrambe le edizioni, estratta dallo scambio
epistolare che a suo tempo accompagnò la stesura dell’opera di Zanoli.
L’edizione
“clandestina”, va detto, recava in ultima pagina la dicitura “Cesena,
2000-2005”, appunto il luogo e gli anni della stesura, che però ora
nell’edizione “ufficiale” l’autore non ripropone, forse per uno scrupolo che a
mio parere risulterebbe ingiustificato, dal momento che tra l’una e l’altra edizione
non si scorgono che minimi e minimali ritocchi. Dico ingiustificato perché in
questo libro le date hanno indubbiamente un loro peso, trattandosi della
testimonianza di un’esperienza (lavorativa, come geologo, ma soprattutto extra lavorativa)
realmente vissuta, in Nigeria, a Lagos, in un preciso arco di tempo, quattro
mesi del 1996, tra aprile e luglio, quindi vent’anni fa, quando l’autore aveva
giusto trent’anni. Inoltre, dalle suddette datazioni, veniamo a sapere che il
libro non è stato scritto “in diretta”, bensì a una decina di anni di distanza
dagli episodi narrati, e che ha richiesto una lunga elaborazione. Infatti chi avrà il piacere di leggerlo si accorgerà
ben presto che non si tratta del tipico libro-sfogo di un esordiente, ma il
libro di uno scrittore avvertito e dai molteplici registri espressivi, nonché
di un fine lettore, come viene fuori dalle tante citazioni che vi circolano, più
o meno esplicite, dagli amatissimi Melville e Conrad, Céline e Sereni. Per non
parlare del titolo stesso, che non a caso rimanda all’Inferno del giovane Rimbaud, perché anche la Nigeria, per come la
visse il ragazzo Zanoli fu davvero, in ogni senso, un inferno.
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Una stagione in Nigeria, L’arcolaio, Forlì 2018.
domenica 1 aprile 2018
Vittorio Sereni
Diana
Torna il tuo cielo d’un tempo
sulle altane lombarde,
in nuvole d’afa s’addensa
e nei tuoi occhi esula ogni azzurro,
si raccoglie e riposa.
Anche l’ora verrà della frescura
col vento che si leva sulle darsene
dei Navigli e il cielo
che per le rive s’allontana.
Torni anche tu, Diana,
tra i tavoli schierati all’aperto
e la gente intenta alle bevande
sotto la luna distante?
Ronza un’orchestra in sordina;
all’aria che qui ne sobbalza
ravviso il tuo ondulato passare,
s’addolce nella sera il fiero nome
se qualcuno lo mormora
sulla tua traccia.
Presto vien giugno
e l’arido fiore del sonno
cresciuto ai più tristi sobborghi
e il canto che avevi, amica, sulla sera
torna a dolere qui dentro,
alita sulla memoria
a rimproverarti la morte.
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Da Frontiera,
Edizioni di «Corrente»,
Milano 1941.
giovedì 1 marzo 2018
Dylan Thomas
Nella mia arte scontrosa o mestiere
Nella mia arte scontrosa o mestiere
Praticata nel silenzio notturno
Quando soltanto la neve infuria
E gli amanti giacciono nel letto
Con tutti i loro affanni tra le braccia,
Io mi affatico a una luce che canta
Non per pane o ambizione
O per pavoneggiarmi e vender fascino
Sui palcoscenici d’avorio,
Ma per il comune salario
Del loro più intimo cuore.
Non per il superbo che s’apparta
Dalla luna che infuria io scrivo
Su queste pagine di spuma
Né per i morti che torreggiano
Con i loro usignoli e i loro salmi,
Ma per gli amanti, le braccia
Attorno alle angosce dei secoli,
Che non pagano lodi né salario
E non si curano del mio mestiere o arte.
Da Poesie,
traduzione e note di Ariodante Marianni, con un’appendice di versioni di
Eugenio Montale, Piero Bigongiari, Alfredo Giuliani, Einaudi, Torino 1981, pp.
108 e 109.
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